La storia
Nel 1877 veniva iscritta alla Camera di Commercio, Industria e Agricoltura di Bologna l’azienda per addobbi “Oreste Golfieri” fondata da Augusto Golfieri e dal figlio Oreste. Questi estese l’attività alle pompe funebri, portandola ad un alto grado di professionalità e di specializzazione producendo anche i cofani funebri.
Per i suoi meriti Oreste Golfieri fu insignito dapprima della Croce di Cavaliere e in seguito di quella di Cavaliere Ufficiale della Corona d’Italia.
Alla sua morte i figli Roberto, Enrichetta ed Augusto proseguirono l’attività in forma societaria.
L’azienda per molti anni fu anche appaltatrice del trasporto funebre nell’ambito comunale fino al bombardamento di Bologna nel settembre del 1943.
Seguì la ricostruzione e la ripresa dell’attività con rinnovati consensi, benemerenze e attestati di riconoscimento da semplici cittadini, dalla Camera di Commercio con il conferimento della Medaglia d’Oro con diploma per lunga, lodevole e ininterrotta attività e dalla Federazione Nazionale Imprese Onoranze Funebri.
Dal 2001 la società è gestita dal nipote di Augusto: Gianluca. L’azienda è quindi ancora amministrata in prima persona dalla famiglia Golfieri e continua ad esercitare la professione con la stessa competenza e cortesia tramandate di generazione in generazione.
Articolo tratto dal Resto del Carlino di Bologna del 14 maggio 1992
Trasportò la salma di Guglielmo Marconi e del Cardinale Nasalli Rocca. Quel carro funebre è un'opera d'arte
Costruito negli anni ’20 su disegno del Prof. Beltrami dell’Accademia di Belle Arti che si basò su originali del Settecento, il carro funebre di Golfieri è tutto intagliato a mano da abili artigiani del tempo ed è completamente ricoperto di foglia d’oro zecchino e rifinito in smalto rosso amaranto.
I vetri diamantati sono in un’unica lastra e l’interno è tutto tappezzato in velluto rosso bordeaux ricamato con passamaneria in argento antico.
Le misure sono imponenti: 3.70m di altezza, 5.57m di lunghezza, 2.12m di larghezza, due tonnellate e mezzo di peso.
Per muoverlo occorrevano due pariglie di cavalli e un equipaggio formato da un cocchiere a cassetta, tre palafrenieri ai lati di ogni pariglia e due lacchè sul retro.
E soprattutto non ha nulla da invidiare alle carrozze reali che ancora si usano lаddove esistono le monarchie.
Ma questo carro non è (anzi non era) destinato a momenti felici: la mancanza di sedili all’interno, l’accesso posteriore e soprattutto la croce che lo sovrasta indicano che ben altra era la sua funzione.
E’ il carro funebre a cavalli che la ultracentenaria ditta di onoranze funebri Golfieri costruì nel suo stabilimento e con i propri maestri d’intaglio.
E’ tornato per un attimo sulle strade bolognesi non per svolgere quel mesto servizio per il quale fu costruito, ma per essere esposto alla terza esposizione di articoli funerari e cimiteriali di Modena.
Il suo ultimo vero trasporto fu un Gran Maestro della Massoneria e per l’occasione venne smontata la croce per sostituirla con la stella d’oriente.
E accolse anche la salma di Guglielmo Marconi (ma poi fu il Comune a compiere la traslazione al mausoleo di Pontecchio), quella del Cardinale Nasalli Rocca e persino le reliquie del capo di San Domenico.